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Le origini

Lamezia Terme nasce con questo nome nel 1968 dalla fusione dei tre comuni limitrofi di Nicastro, Sambiase e S. Eufemia Lamezia.
Nicastro, antico sito fortificato (Neocastrum), di cui non si hanno notizie certe, si afferma come centro strategico militare sul golfo lametino in piena epoca bizantina (sec. IX°-X°), in coincidenza con le minacce espansionistiche saracene nel Mezzogiorno d'Italia.
Sottomessa poi dai Normanni, la città dimostrò la sua ostilità agli invasori con una insurrezione che fu domata con fatica da Roberto il Guiscardo e da suo fratello Ruggero. È di questo periodo la fondazione della grande Abbazia (il diploma è del 1062) di S. Eufemia i cui ruderi sono ancora oggi visibili in località Terravecchia.
 Le sue ricchissime donazioni e le sue risorse fondiarie, unite alla efficientissima organizzazione economica ne fecero il centro economico-politico della Piana Lametina. Questo ruolo si attenuò con l'avvento degli Svevi allorchè Federico II riscattò la città di Nicastro dall'Abbazia dando ai monaci altre terre in territorio di Nocera e di Aprigliano. Lo stesso sovrano invece curò il restauro del castello la cui importanza strategico-militare si era resa evidente sotto i Normanni.
Nicastro si ridusse a semplice feudo sotto gli Angioini. Infatti, nel 1417, Giovanna II concesse il territorio nicastrese al cancelliere Ottino Caracciolo. Dopo le alterne vicende susseguenti alla sollevazione del Centelles contro Ferrante, la città fu concessa come contea a Federico d'Aragona e, quando questi salì sul trono fu data a Marcantonio Caracciolo (1496).
Castello normanno svevo Nel 1607 i Caracciolo vendettero la contea ai d'Aquino, già conti di Martirano e principi di Castiglione e Feroleto, che costituirono così intorno a Nicastro un immenso feudo che andava dal Savuto ad ovest all'Amato ad est, dal mare a sud fino alle propaggini della Sila a nord.
Un duro colpo subì la contea dei d'Aquino a causa del terremoto del 27 marzo 1638 che colpì la piana lametina con epicentro nel golfo di S. Eufemia. I morti nella piana furono circa dodicimila.
La sola Nicastro ebbe 1190 vittime, vale a dire circa un quinto della popolazione che contava allora 1156 fuochi equivalenti a 5790 abitanti. Gravissimi i danni agli edifici. Fu distrutta l'Abbazia di S. Eufemia e crollò il castello seppellendo sotto le macerie il principe Cesare d'Aquino.
Gli eventi storici del Seicento e del Settecento nel Nicastrese sono soprattutto calamità. Come ha scritto Padre Russo "più ancora che dagli uomini, i lutti sono venuti dalla natura: dalle frequenti inondazioni dei fiumi della Piana, dalle pestilenze e soprattutto dai terribili terremoti che hanno scosso la regione periodicamente".
Ricordiamo la funestissima inondazione del torrente Piazza (10 dicembre 1782) che fece 113 vittime nella sola Nicastro. L'anno successivo, il 26 febbraio e il 10 marzo, un altro terribile terremoto ridusse ad un cumulo di rovine i paesi intorno alla Piana. Il re di Napoli si rivolse alla Santa Sede alla quale chiese la soppressione degli Ordini religiosi per devolverne i beni alle popolazioni disastrate. E il Papa Pio VI° acconsentì che le rendite dei luoghi pii fossero devolute a sollievo del popolo. Per amministrare queste rendite fu istituita la Cassa Sacra. Questa avrebbe dovuto radunare i tesori delle chiese, dei conventi e dei luoghi pii per amministrarli a favore delle popolazioni. Invece si risolse in una spoliazione degli edifici sacri da cui sparirono opere d'arte, suppellettili e vasellame di notevole valore, oltre che manoscritti, incunaboli, pergamene e tanti altri documenti antichi d'inestimabile rilevanza culturale e storica.
Nel 1799, dopo la proclamazione a Napoli della repubblica partenopea, anche a Nicastro, come in tanti altri centri del Meridione, si diffuse il moto repubblicano guidato dalla borghesia locale. L'albero della libertà fu innalzato dai noti "galantuomini" Antonio Renda, Michele Procida, Cesare Giacinto e Nicola Costanzo, Gaetano e Giuseppe Mazza, Fortunato Nicotera, Giacinto Maione ed Ettore Stella.
Il Vescovo Pellegrino, che non nascondeva le sue simpatie repubblicane, benedisse l'albero della libertà al canto del Te Deum.
Allorchè il Cardinale Ruffo organizzò la marcia della Santa Fede per liberare il regno di Napoli dai Francesi, anche a Nicastro si diffuse immediatamente il movimento controrivoluzionario guidato anch'esso da esponenti della borghesia cittadina. Ad essi si affiancò il popolo basso che, al primo annunzio dello sbarco del Cardinale, abbattè l'albero della libertà.
L'unico ad opporsi a tale sollevazione popolare fu il Vescovo Pellegrino. Ma le masse realiste, insorte per abbattere la municipalità repubblicana costituitasi con la benedizione del Vescovo, si portarono sotto la residenza vescovile pretendendo che il Vescovo scendesse a loro fianco a cantare il Te Deum per la vittoria del re. Il prelato si rifiutò chiudendosi dentro l'episcopio. Ma la folla inferocita lo costrinse a scendere in piazza a celebrare la fine dell'effimero esperimento repubblicano.
 Durante il successivo periodo dell'occupazione francese della Calabria (1806-1814) il territorio nicastrese fu percorso in lungo e in largo dalle bande dei briganti che combattevano contro i Francesi. Si distinse per la sua efferatezza quella dei "sambiasini" capeggiata da Lorenzo Benincasa. Dopo la restaurazione, Nicastro fu uno dei più attivi centri carbonari.
Della "vendita" nicastrese facevano parte anche noti esponenti del clero locale tra cui il parroco della chiesa di S. Maria Maggiore Don Dionisio Torchia, il canonico Don Domenico Lamberti, il canonico Don Saverio Montesanti,il canonico Don Giuseppe Piro, il canonico Don Domenico Liscotti, il canonico Don Prospero Longo, il canonico Don Vincenzo Rettura, il canonico onorario Don Michele Torcasio, il cappellano Don Luigi Misiano, il cappellano Don Bruno Gaetano, il cappellano Don Domenico Cerra, il Cappellano Don Bruno Gigliotti, il cappellano Don Filippo Orlandi.
Patrioti nicastresi parteciparono nel 1848 alla battaglia dell'Angitola e seguirono nel 1860 Garibaldi fino al Volturno.
Nel 1861, anno del plebiscito, anche una parte del clero (la più illuminata) dimostrò le proprie simpatie per la causa unitaria e si impegnò nelle elezioni.
Sul finire del secolo XIX° prese il via l'emigrazione come risposta ad una situazione di vera e propria crisi che investì tutto il comprensorio. Si trattò di un vero e proprio esodo. Il nicastrese tenne il primato dell'emigrazione in tutta la provincia catanzarese. Infatti il numero annuo di emigrati fu di 3453 per gli anni 1898-1902, di 4096 per gli anni 1903-1907, di 3774 per gli anni 1898-1907.
L'aumento percentuale era di 100 per gli anni 1898-1902 e di 118 per gli anni 1903-1907. L'emigrazione colpì Nicastro anche nel secondo dopoguerra dopo il fallimento dei moti contadini e delle occupazioni delle terre. La mancata attuazione della riforma agraria spinse centinaia di contadini a cercare fortuna nel nord Italia e all'estero. La conseguenza fu la forte riduzione della popolazione agricola che dal 51,8% del 1951 scese al 26,7% del 1971 e, addirittura, al 18,1% del 1981.
Negli anni '70 fu creata Lamezia Terme come città comprensorio e di servizio.

Tradizioni e Folklore

Lamezia Terme, il centro propulsore del territorio, è da sempre conosciuta per l'intensa attività culturale, sociale e religiosa, fin da prima della fusione dei tre ex Comuni di Nicastro, Sambiase e S. Eufemia. Ancora oggi, comunque, gran parte degli itinerari civili e religiosi che singolarmente i tre Comuni avevano, risultano essere momento di appuntamento per tutta la cittadinanza lametina.
Tra queste ricordiamo le festività di S.Antonio (12-13-14 giugno), nel corso della quale si svolge un'importante fiera; quella di San Francesco di Paola, che si svolge tra la fine di maggio e gli inizi di giugno. Tra le attività sportive, ricordiamo quelle che ormai rappresentano degli appuntamenti fissi: la Marcialonga San Francesco di Paola, il Torneo di calcio, il Torneo di bocce.
In questo periodo viene allestita anche una famosa fiera che si svolge per tre giorni. Altra Fiera, anch'essa antichissima, è quella in onore di San Biagio dall'1 al 3 Febbraio.
Notevoli sono anche i festeggiamenti per i Santi Pietro e Paolo il 28-29-30 giugno, accompagnati da una grande Fiera in cui si possono trovare i prodotti artigianali e i tessuti che si producono in loco.
A Lamezia Terme à molto sentito il rito della Settimana Santa, con processioni che sono testimonianza di genuina fede.
Negli appuntamenti civili spicca tra tutti la "Fieragricola" di origini antichissime, che si svolge in Sambiase dal 30 gennaio al 4 febbraio, gestita dall'Ente Fiera Lamezia.
È questo un grande appuntamento per Lamezia e la Calabria tutta, perchè valorizza i prodotti e i mezzi agricoli dell'intera regione essendo anche punto di incontro di operatori nazionali. Altra manifestazione degna di essere ricordata è quella del Carnevale che si svolge da molti anni a Sambiase ed oggi meglio organizzato, sotto la guida dell'Associazione Carnescialesca, ha assunto dimensioni regionali.
A Lamezia Terme si svolge il Premio Nazionale Anthurium d'Argento, istituito dall'omonimo Centro Studi allo scopo di diffondere il culto dei valori morali, civili, sociali e culturali.
Questa importante cerimonia, alla quale fanno corollario una serie di manifestazioni, si svolge tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, nell'incantevole scenario del Parco delle Terme di Caronte. Lamezia Terme è sede di diverse manifestazioni, soprattutto per quanto riguarda lo Sport; annualmente si svolgono incontri nazionali ed europei di Pallavolo, Ginnastica, Scherma, Boxe.

Notizie

- Altitudine slm: min 0 - max 1270
- Superficie territoriale: Kmq 160,24
- Abitanti: 70.144
- Distanze dai principali centri:
Catanzaro Km 40
Cosenza Km 70
Reggio Calabria Km 160
- Patrono: SS. Pietro e Paolo
- Municipio: Tel. 0968/2071
- Vigili urbani: Tel. 22130
- Carabinieri: Tel. 21010
- Farmacie:
Cotroneo - Tel. 21005
Diaco - Tel. 21068
Caputi - Tel. 331223
Cimino - Tel. 21950
De Sando - Tel. 331238
Di Cello - Tel. 23406
Feroleto - Tel. 21145
Frezza - Tel. 332214
Frezza - Tel. 23132
Furci - Tel. 21503
Lezoche - Tel. 51056
Mallamo - Tel. 331546
Petronio - Tel. 331115
Roperto - Tel. 21457

 

 

 
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