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Storia Origine del Nome "Girifalco" Girifalco divenne comune nel cosiddetto decennio francese, cioè tra il 1806 e il 1815. Nello stemma distintivo venne accolta la comune leggenda dalla quale pare discenda il nome della cittadina: un falco volteggia ad ali spiegate nel cielo azzurro, dall'alto di una torre. Sull'etimologia del nome Girifalco molto si è scritto e il problema resta a tuttoggi insoluto, visto che nulla di scritto supporta alcuna delle tesi proposte. In un vecchio articolo del giornale "La tribuna illustrata", del 7 Febbraio del 1937, si legge: "Girifalco deve la sua nascita alla morte di due paesi, Toco e Caria, distrutti dai Saraceni nell'836. Gli scampati all'incendio e al macello si rifugiarono sopra una rupe chiamata "Pietra dei Monac"", sita in località Pioppi, e respinsero ogni assalto lanciando, in disperata difesa, le pietre strappate alla montagna. Furono chiamati, quei prodi, una "Sacra Falange", e, da quel loro nome, detto in greco, venne il nome del loro nuovo nido: Girifalco". L'opinione comune comunque è che il nome derivi dal girovagare di un falco intorno all'abitato. Lo studioso Giovanni Alessio, nel suo "Saggio di toponomastica calabrese", rimanda ad un "Kurios-Falcos, Dominus Falcus", ma il suo Kurios-Falcos è un presbitero in agro civitatis Nohae, parte contraente di un rogito del 1118. Questa soluzione etimologica pare quindi poco convincente. Appare fuori dubbio che il rapace abbia a che fare col nome della cittadina, opinione condivisa da tutti coloro che si sono interessati al problema. Uno scrittore e viaggiatore inglese, tale Lear, percorse a piedi il sud Italia, e così scrive nel suo "Diario di un viaggio a piedi": "Arrivai ad una città di montagna chiamata col delizioso nome di Girifalco... probabilmente se uno potesse scavare nella sua storia, potrebbe trovare che il nome arrivi ai Normanni o probabilmente al più grande dei falconieri, Federico II". Per il sovrano svevo, Girifalco, al centro dell'istmo di Catanzaro, poteva costituire una postazione strategica: dall'alto di Monte Covello si scorge l'uno e l'altro mare e una guarnigione, quindi, sarebbe andata più che bene. Non dobbiamo inoltre ignorare che un pezzo dell'artiglieria antica si chiamava proprio Girifalco. Ed ancora: la chiave della soluzione potrebbe essere ricercata nell'ambiente di corte del sovrano di Sicilia. Allora era in voga la caccia con il falco e vi erano i falconieri, ufficiali di corte preposti all'allevamento e addestramento dei falconi. Probabilmente un falconiere risiedeva da quelle parti, visto che la zona di Girifalco in alcuni periodi dell'anno costituisce un passaggio obbligato di questi uccelli, cosa citata anche in alcune guide turistiche ("Incontro con la Calabria", editore La Ruffa RC; "Catanzaro, la provincia del sole", Aci 1988). Non solo Girifalco porta nel suo stemma un uccello, Catanzaro ha un'aquila bicipite, Gerace uno sparviero rampante in campo aperto. A proposito dello stemma di Gerace, si narra una leggenda simile a quella di Girifalco. Vincenzo Cataldo, nel suo "Gerace"(edit. Arti Grafiche), scrive: "La leggenda, e si sa che sovente queste hanno uno spessore realistico, narra che dopo la tremenda incursione araba del 915, i superstiti Locresi, seguito il volo di uno sparviero posatosi sopra il massiccio roccioso, abbiano fondato, o meglio rinforzata, una nuova munita cellula urbana che meglio si prestava ad essere difesa". Il parallelismo tra le due leggende è evidente. Ancora scrive Cataldo: "L'ipotesi più affascinante fa derivare il nome della città da Hierax, rapace che nidifica abbondantemente su questa altura". Ogni altra parola in merito sarebbe superflua. Però, a questo punto, la ricerca sull'etimologia del nome della nostra cittadina potrebbe apparire aperta ad altre prospettiva. N.Tommaseo, nel "Dizionario della lingua italiana", alla voce Girifalco scrive: "la prima parte del vocabolo può essere il greco ierax che vuol dire sparviero, falco". Avremo così la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse, come nel caso di Linguaglossa, il grosso centro dell'entroterra catanese. Informazioni: Municipio: Piazza Umberto I, n.1 - 88024 Girifalco (CZ) email:
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Una curiosità irrisolta o un incredibile enigma archeologico?
Anno 1971. A Girifalco, paesino collinare della Calabria a metà tra Jonio e Tirreno, una incredibile alluvione dovuta a più di 20 ore di pioggia ininterrotta e copiosa, provoca forti smottamenti nei terreni limitrofi al centro abitato. Cessato il diluvio, l'avvocato Mario Tolone Azzariti, per conto di alcuni proprietari terrieri, viene incaricato dei sopralluoghi per la stima dei danni ai terreni. Nel corso di queste visite, nella zona di Caria, dove si sono verificate grandi frane e si sono create ampie fratture nel terreno, il nostro avvocato rinviene una testa di terracotta antropomorfa che reca alcune iscrizioni incise in caratteri indecifrabili. L'avvocato Tolone Azzariti ha una solida cultura classica, sviluppatasi in anni di studio nelle biblioteche storiche e nel Museo archeologico Nazionale di Napoli, ma non ha mai visto oggetti di tale fattura, non sono di epoca magno-greca, ma neppure fenici o romani... Fortemente incuriosito dal misterioso oggetto, allarga il raggio della ricerca a tutte le aree del circondario a caccia di altri reperti poiché, se di una nuova civiltà vera e propria si tratta, ci devono essere molti altri segni di presenza. Per i successivi 20 anni, l'avvocato non avrà pace, dedicherà tutto il suo tempo libero e molte risorse economiche, allo scavo ed alla ricerca di altri reperti di questo antico popolo italiota. La ricerca si rivela fruttuosa, i ritrovamenti sono copiosi, alcune centinaia addirittura. Quella frana ha fatto riemergere dal passato una civiltà sconosciuta; ciotoli incisi con strani caratteri (petroglifi), splendide sculture in pietra calcarea rappresentanti donne con pettinature raffinatissime e con incisioni rappresentanti il culto del sole ed il culto dell'albero ed una splendida statua di pietra calcarea rappresentante una donna che è trascinata da un enorme toro che volge la testa all'indietro, molto simile a quello presente sulle monete dell'antica Sibari. E poi ancora, statue di terracotta con uomini a cavallo, steli di terracotta con strani simboli religiosi, una sfinge di terracotta di fattura particolarissima, bassorilievi di terracotta rappresentanti uomini con in risalto grandi attributi fallici, simbolo evidente di primordiale fertilità, e poi ancora meridiane solari, dischi con incisioni di particolari caratteri e simboli rappresentanti animali, come il cervo ed il serpente. Ed ancora, armi, quali punte di lancia in pietra, asce e punteruoli per la scultura della pietra, anch'esse recanti incisioni indecifrate; alcune armi non sono di pietra del luogo ma di ossidiana, proveniente dalle isole Eolie; una in particolare è bellissima, ed ha la parte alta a coppa per un manico ad incastro molto simile a quella di Oetzi, la mummia dell'età del rame. E poi urne cinerarie di pietra e di terracotta e molti scheletri umani, addirittura un ossario con tonnellate di ossa. Di questo immenso tesoro l'avvocato Tolone Azzariti informò prontamente la soprintendenza archeologica della Calabria, sin dalla prima fase di scavo, per ottenere aiuti nella ricerca e soprattutto ausilio nella decifrazione e datazione dei reperti. Ma la soprintendenza, nonostante abbia nel tempo effettuato numerose ispezioni, si è sempre astenuta da pareri ufficiali per quanto riguarda le datazioni, non fornendo così alcun sostegno né economico né di ausilio agli studi per la ricerca storica sui reperti.
Ma veniamo al pezzo forte della collezione dell'avvocato Tolone Azzariti, quello su cui si puntano tutti gli interrogativi degli studiosi, e per cui il collezionista è stato addirittura tacciato di falso. Si tratta di una statua di terracotta di circa 18 cm di lunghezza raffigurante uno strano sauro con delle placche sulla schiena. Le placche sono triangolari e scorrono lungo il dorso sino alla coda. La vista dall'alto dell'oggetto rivela una strana piegatura delle placche, come se l'animale fosse stato raffigurato in movimento sul terreno. Le zampe sono grosse e goffe, come di un animale di grande stazza, e non simili a quelle di una lucertola o di altro sauro moderno, come il tritone crestato o altri tipi di salamandra cui la scultura è stata accostata. Non esiste alcun tipo di salamandra o sauro tipo iguana tra le specie attualmente conosciute, che abbia delle placche simili, ed allora basta prendere un qualunque manuale di paleontologia e ci si rende conto che l'animale raffigurato nella scultura appartiene alla specie degli stegosauri, una specie di dinosauri con le placche che gli scienziati affermano essersi estinta circa 65 milioni di anni fa. Non è possibile, non può essere - affermano i paleontologi e gli storici, ma intanto la scultura esiste e l'avvocato Tolone Azzariti afferma di averla trovata nelle terre di Caria insieme a centinaia di altri reperti di età antica, di una civiltà pre-greca della Calabria, cioè di almeno 3000 anni fa. La statua è stata ritrovata in due frammenti e poi ricomposta con un po' di adesivo. Nella collezione è presente un'altra raffigurazione dello strano sauro in bassorilievo su lastra di marmo grezzo, con le stesse identiche caratteristiche fisiche, e nella stessa teca c'è anche un grande osso fossile di un animale sconosciuto, ed una mandibola con grandi denti, anch'essa fossile. "Se la statua di terracotta rappresentante il terribile sauro fosse un falso, non dovrebbe essere affatto difficile provarlo sottoponendola a datazione radiocarbonio 14 - afferma l'avvocato Tolone Azzariti - ma se il reperto è autentico ed antico almeno di qualche migliaio di anni, saremmo di fronte ad un incredibile enigma archeologico". |
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Tra i comuni della Comunità Montana dei Monti Reventino Tiriolo e Mancuso, Gimigliano riveste un ruolo tutto particolare dovuto ad alcune sue pecularietà: la conformazione dell'abitato, le cave di marmo ed il santuario di Porto. L'ubicazione dei centri abitati, la viabilità interna, le case, la posizione delle chiese sono elementi che tutti insieme testimoniano l'origine medievale di Gimigliano, sia Superiore che Inferiore. Risulta a chiare note che questo fu scelto da popolazioni seriamente preoccupate da ragioni di difesa: l'esiguità dei nuclei familiari e le limitate risorse economiche non consentono, qui come altrove in Italia Meridionale, la costruzione di mura cittadine difensive, ma la posizione, in località elevata rispetto alla sottostante vallata attraversata dal fiume Corace, rende più agevole la difesa dagli assalti dei razziatori che sempre più numerosi sbarcano sulle coste calabresi e su quelle ioniche in particolare, nel corso del IX° secolo. Le cave di marmo di Gimigliano sono rinomate: il caratteristico e inconfondibile marmo verde, estratto da secoli dalle ricche cave aperte sul territorio comunale, è stato utilizzato non soltanto nelle chiese locali e nella vicina Catanzaro nella costruzione della fontana di Piazza S.Caterina e nella fontana che fino al secondo conflitto mondiale sorgeva in piazza dell'Arcivescovato; il verde di Gimigliano in verità ha varcato i confini regionali: risulta infatti impiegato a Napoli nella Chiesa del Gesù, a Caserta nella Reggia e a Roma nella Basilica di S.Giovanni in Laterano. Il Mulè riporta la notizia secondo la quale la Marmeria Napoletana nel 1898 avrebbe fatto una fornitura, tra l'altro, di olicalci di Gimigliano per i lavori di decorazione interna di una Chiesa di S.Pietroburgo. Le chiese, i palazzi gentilizi e le case più antiche sorti nei paesi di tutto il comprensorio conservano ancora nei portali, nelle gradinate e nei davanzali i marmi gimiglianesi magistralmente lavorati da abili scalpellini locali, provenienti essenzialmente dalla "scuola" di Rogliano. Il Santuario di Porto rappresenta il terzo motivo di attrazione del Comune di Gimigliano: ogni anno decine di migliaia di fedeli compiono la loro visita alla Madonna di Porto, particolarmente durante il mese di maggio ed in occasione dei festeggiamenti che terminano la domenica di Pentecoste. Resiste ancora nel tempo la tradizione di recarsi a Porto a piedi, dai paesi limitrofi. Il nuovo Santuario, realizzato su un area lambita dal fiume Corace, è stato costruito accanto alla chiesetta del Settecento. La storia di Gimigliano è strettamente legata a quella di Catanzaro: gli amministratori delle due comunità, infatti, hanno sempre ricercato forme concrete di collaborazione e di integrazione; contrasti tra le due popolazioni sono affiorati in qualche rara occasione, come ad esempio nel corso del XV Secolo quando nella lotta tra Francesi e Spagnoli per stabilire l'egemonia nell'Italia Meridionale, Gimigliano si schierò per i primi e Catanzaro per i secondi. Oggi lo sviluppo socioeconomico di Gimigliano è perfettamente inserito nelle attivit&agreve della Città capoluogo. La storia di Gimigliano presenta altri punti in comune con quella di Tiriolo: nella giurisdizione feudale dei Principi di Tiriolo, Gimigliano fu sempre compreso fino alla soppressione della feudalità sancita nel 1806 e fino al conseguimento dell'autonomia amministrativa avvenuta per gli effetti della Legge n. 14 del 19 gennaio 1807 quando Gimigliano, come tanti altri centri del comprensorio, fu elevato a Comune. Tradizioni e Folklore Particolarmente sentito è il rito della Settimana Santa, che assume una partecipazione notevole della gente, maggiormente nella processione notturna con fiaccolata del Venerdì Santo, che parte dalla Chiesa Matrice per giungere fino al Calvario. Il 19 Marzo si festeggia San Giuseppe, patrono del paese. Il primo martedì dopo Pasqua iniziano i sette martedì di preparazione alla Festa della Madonna di Porto. Il 25 aprile poi si svolge il pellegrinaggio regionale a Porto. Domenica, lunedì e martedì di Pentecoste si onora, anche con i festeggiamenti civili, la Madonna di Porto il cui Santuario sorge sulla riva del fiume Corace dove, accanto alla chiesetta settecentesca, è stata eretta una chiesa più grande. Altri appuntamenti religiosi sono quelli per S.Anna il 26 luglio e per l'Annunziata il 15 agosto; per entrambi vi sono festeggiamenti civili. Notizie - Altitudine slm: min 320 - max 932 - Superficie territoriale: Kmq 33,00 - Frazioni:Cuturelle - Visconte - Trearie - Corbino - Cavorà - Porto - Umbri - Colla - Acqua del Signore - Abitanti: 3.989 - Distanze dai principali centri: Catanzaro Km 16 Cosenza Km 100 Reggio Calabria Km 180 - Patrono: S. Giuseppe - Municipio: Tel. 0961/995120-995014-995109 - Vigili urbani: Tel. 995014 - Carabinieri: Stazione di Gimigliano - Tel. 995013 - Farmacie: Colosimo - Tel. 995308 Corea - Tel. 995243 - Biblioteca comunale: Via Maria SS. di Porto |
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Le notizie storiche che interessano il Comune di Gasperina, fanno risalire l'epoca della sua fondazione prima dell'VIII° secolo ed alcuni scrittori ci tramandano che ove oggi è l'attuale centro abitato esisteva un castello. Prima di tale data le notizie storiche interessano soprattutto il comprensorio in cui ricade l'attuale Gasperina e si riferiscono soprattutto al periodo consolare Romano quando intorno all'antico Aurunco (doveva trovarsi tra Soverato e la punta di Stalettì) fioriva una civiltà che univa elementi della tradizione Italica con quelli della Magna Grecia. Valida testimonianza si riscontra nel nome della piana di Montepaone, detta "Sanguinaria" che ricorda la cruente battaglia tra Annibale ed il Console Marcello, del 208 a.C. Dopo tale data non si hanno notizie che interessano il territorio in oggetto. Come in tutta la Calabria è certo che nella zona, dopo la caduta definitiva dell'Impero Romano, si diffuse la nuova Civiltà Cristiana, attraverso i conventi che costituivano dei veri e propri centri di dottrina e di governo. I monaci, che reggevano i conventi diedero impulso all'agricoltura, dedicandosi soprattutto alla coltivazione dell'ulivo e della vite. Gasperina tra il secolo XIII° e XIV° fu soggetta alle invasioni dei Saraceni, che venivano dal mare ed in tale periodo fu totalmente distrutta. A seguito di tanta barbara devastazione Gasperina risorse in idonea posizione difensiva, sull'attuale colle e le prime case vennero ricostruite lungo il rione oggi chiamato S.Giuseppe intorno ad un chiesetta intitolata a S. Nicola Arcivescovo di Mira, della quale sopravanzano pochi ruderi. Quanto esposto ha determinato nel corso dei secoli un tipo di economia e quindi un assetto urbanistico con caratteristiche ben definite e, dall'altra parte, comune a quasi tutti i paesi delle coste calabre: un nucleo ben arroccato sulla sommità di un colle dell'entroterra, con sviluppo dell'agricoltura nelle compagne ubicate all'interno, mentre la zona pianeggiante, sulla fascia costiera, veniva trascurata ed abbandonata, sia ai fini insediativi, che dello sviluppo agricolo. Il Comune di Gasperina, dopo tale periodo, seguì, come gli altri Comuni, le sorti della lunga e sanguinosa disputa tra Angioini e Aragonesi, aggravate dalle dispute tra i poteri locali che se ne contendevano il possesso: tra questi il Monastero di Santo Stefano del Bosco (attuale Certosa di San Bruno), Giovanni di Monforte, il Conte Ruggiero, il Duca di Nocera, il Vescovo di Squillace. Tali dispute, durate per oltre mezzo secolo, si chiusero nel 1600 in seguito all'assegnazione del territorio al Monastero di Santo Stefano, oggi, come detto, Certosa di Serra San Bruno. Tuttavia l'evento storico più importante fu purtroppo costituito dal terribile terremoto del 1783 che colpì tutta la Calabria producendo danni immani (oltre 30.000 furono i morti) e che non risparmiò di certo Gasperina. Il paese quindi seguì gli eventi che interessano il Regno di Napoli fino all'annessione al Regno d'Italia attraverso la conquista Garibaldina. |
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Fu "Casale" di Taverna fino all'anno 981, epoca in cui Taverna fu distrutta, e con essa, distrutto anche il Borgo Casale. I superstiti di Casale, scelsero di rifugiarsi nella collina "Serra Alta", formata a mò di sella con attorno pendii impervi, vi si fortificarono mediante scavi (trincee), e vi fondarono Fossato Serralta. Fu feudo dei Ruffo fino al 1464, epoca in cui passò al demanio regio. Fossato Serralta fu, per lungo tempo, Capoluogo, ed una delle tre "Università" sorte dalla distruzione di Trischene; aveva giurisdizione su Pentone, Sorbo San Basile, Maranise, Savelli e Noce. Pentone si distaccò da Fossato Serralta nel 1838 e Sorbo San Basile nel 1850. Noce tra il 1943 e il 1946, fu completamente distrutta e scomparve, in conseguenza di alluvioni. Maranise, nel corso del secolo scorso fu sede notarile, nella piccola frazione primeggiava l'industria della concia delle pelli e quella della filanda della lana. Un artigiano tessile produceva la tradizionale "flandina", panno di lana pesante che, naturale o colorato, dava ottimo tessuto per vestiti invernali nonchè caratteristiche ed ottime coperte. Poco distante dell'abitato esiste una sorgente con acqua di grande pregio.
Tradizioni e Folklore Festa del patrono: S. Francesco di Paola, prima domenica di Agosto. Notizie Municipio: Tel.0961/925610 Guardia Medica: Tel. 0961/925041 Posto Telefonico Pubblico: (Alimentari Pezzuto) Tel. 921100 |
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